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Monache Benedettine. Riflessione di Mons. Zito

Perdere la vita per guadagnare la salvezza

Poco dopo le ore 10 del mattino di lunedì 6 febbraio, il fercolo di S. Agata è giunto avanti alla cancellata del sagrato della chiesa monastica San Benedetto di via Crociferi. Prima che le monache benedettine dell'Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento iniziassero a cantare in latino gregoriano l'antifona liturgica “Stans Beata Agatha”, il cappellano del monastero “San Benedetto” mons. Gaetano Zito, Vicario episcopale per la Cultura, ha offerto una toccante riflessione ai devoti raccolti attorno alla vara delle reliquie di S. Agata.

La processione sta ormai per concludersi e abbiamo ora la possibilità di vivere un momento molto atteso e molto significativo.

Siamo grati alla comunità delle monache Benedettine che, esprimendo il loro omaggio a sant’Agata, offrono a noi l’opportunità di un ultimo momento di riflessione e di preghiera lungo il percorso della processione.

In questi giorni della festa, guardando passare per le strade della nostra città il busto reliquiario di sant’Agata, oppure impegnati a tirare il cordone e a coordinare il fercolo, abbiamo avuto modo di esprimere la nostra preghiera. Abbiamo, cioè, espresso un desiderio, un bisogno, una sofferenza, una preoccupazione che portiamo nel cuore. Abbiamo chiesto a sant’Agata di sostenere la nostra preghiera e di presentarla alla bontà e misericordia di Dio meglio di come noi sappiamo fare.

La vera preghiera cristiana, tuttavia, prima di tutto, prima di farci dire qualcosa a Dio, ci chiede di metterci in ascolto di quello che il Signore desidera dire a noi. E allora, ascoltiamo che cosa ci dice questa mattina il Signore, con lo sguardo rivolto a sant’Agata perché ci aiuti ad ascoltare ed accogliere la Parola di Dio.

 

Dal Vangelo di san Luca (9,18-26)

«Il Figlio dell’uomo, disse [Gesù], deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi». Parola del Signore

Ascoltando questo brano del Vangelo sono sicuro che tutti abbiamo pensato: ma sant’Agata ha vissuto così! ha seguito Gesù con la propria vita, ha rinunziato a tutte le opportunità e benefici facili, ha accettato di morire pur di non vergognarsi di essere cristiana.

Con tutto il rispetto che ti si deve, cara sant’Agata permettimi che ti diciamo: ma chi te l’ha fatto fare? Perché hai voluto soffrire? perché non hai accettato le proposte, le opportunità che ti ha fatto il potere della città, il governatore romano?

Perché sei stata così testa dura da non voler capire e non voler accettare quanto ti è stato offerto? Perché rifiutare tutto? Perché ti sei così intestardita al punto da subire la mutilazione del seno? E perché dopo l’atroce sofferenza del taglio dei seni ti sei ancora di più intestardita al punto da non arrenderti al momento in cui hanno iniziato a farti rotolare su cocci taglienti e infuocati? Perché hai preferito morire? Che cosa ne hai guadagnato?

Lo hai detto tu stessa a Quinziano: solo così, rinunziando a tutte le opportunità che lui ti offriva, hai dimostrato di essere una donna veramente libera, ricca della tua dignità di donna e di cristiana. Quanto bisogno abbiamo che tu, Agata, ci insegni che cosa significa la vera libertà e come si guadagna la vera dignità!

Eppure, Catania che ti onora per il martirio e si gloria di averti concittadina e patrona non ha ancora compreso la tua lezione. Continuiamo ogni anno ad esaltarti per ciò che hai fatto e detto. Continuiamo ogni anno ad interrogarci su cosa significa per noi, anche oggi 6 febbraio 2017, ammirarti e chiederti come possiamo onorarti in modo corretto. E tu? Sembra che continui, di anno in anno, a dirci: ma non ti rendi conto? Perché non vuoi capire che la vera libertà e la vera dignità ti è stata data con il Battesimo? Perché non vuoi dare significato cristiano al sacco bianco che indossi e al berretto nero che porti in testa? Perché di essi in questi giorni di festa te ne fai un vanto e ti dimentichi che li indossi solo per dire a tutti la tua dignità di cristiano, di figlio di Dio? Perché ti dimentichi che devi portarli con atteggiamento penitenziale e non in modo spavaldo e qualche volta anche arrogante? Perché da domani in poi conservando sacco e berretto in un cassetto sembra che conservi con essi il dovere che hai di vivere nei giorni successivi da buon cristiano? Come puoi pensare e pretendere che sostenga la tua preghiera se dimostri di non essere figli di Dio con la tua vita?

E che significa vivere da Figlio di Dio, da buon cristiano? Tu lo hai ascoltato dal Vangelo che anche noi abbiamo ascoltato ancora una volta questa mattina: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi».

Sì! Perché ci interessa guadagnare il mondo a costo di qualsiasi cosa, se necessario anche ammazzando, rubando, con violenza, lucrando sul bisogno e sulla fragilità degli altri, non prendendoci responsabilmente cura degli altri, con decisioni che sappiamo essere disoneste, non facendo il nostro dovere per le strade della città, nelle responsabilità che abbiamo, sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia… perché facciamo prevalere la logica del: ma chi me lo fa fare? E se un altro si comporta invece correttamente, lo commiseriamo: chi te lo fa fare? Chi glielo fa fare… poveraccio! In fondo tale atteggiamento dice che ci vergogniamo di essere cristiani. Pensiamo di guadagnare così il mondo e perdiamo la vita.

Ma se fosse soltanto così, dovremmo smetterla di festeggiare sant’Agata! E la festa di sant’Agata è festa cristiana! È festa che ci invita e ci aiuta ad incontrare il Signore Gesù. Perché, lo sappiamo bene, il cuore di ogni festa cristiana è Gesù Cristo Risorto, fonte e culmine di ogni festa cristiana. Così, se puntualmente ogni anno ci ritroviamo a celebrare la festa di sant’Agata, vuol dire che portiamo nel cuore il desiderio che lei ci aiuti ad incontrare il Signore Gesù. Vuol dire che sentiamo il bisogno di far emergere la possibilità di guadagnare, come Lei, la vita eterna. Se non ci vergogniamo in questi giorni di indossare il sacco e il berretto, vuol dire che potremmo pure non vergognarci di vivere da cristiani, onesti e limpidi figli di Dio, e quindi poterci dimostrare veri devoti di sant’Agata.

Oh! Se imparassimo da sant’Agata sinceramente e con tutto il cuore a conoscere, amare e servire Gesù Cristo! A considerare Lui e solo Lui il Signore della nostra vita! La nostra vita, le nostre famiglie, i luoghi delle nostre attività quotidiane, le strade della nostra città, vedrebbero sorgere una nuova luce, risplenderebbe il nostro volto e il volto di tutti i catanesi, e il volto di Catania.

Oh! Se riuscissimo ad essere più coraggiosi! Se avessimo il coraggio di non vergognarci di essere cristiani! Se imparassimo da sant’Agata che cosa significa essere “testa dura”! uomini e donne testardi e irremovibili nella decisione di vivere da figli di Dio, nell’ascolto della sua parola e nell’obbedienza al suo insegnamento, nella resistenza a tutti i tentativi di corruzione di ogni specie.

Agata, in Gesù Cristo hai scoperto la gioia e la bellezza di essere diventata figlia di Dio con il Battesimo. La tua bellezza: sì! La tua bellezza, quella data non dalla natura, dalla tua femminilità, ma quella data dall’immagine e dalla somiglianza di Dio in te, dalla dignità di figlia di Dio ricevuta con il Battesimo e che tu hai saputo apprezzare e vivere. Quella bellezza che ci affascina ogni anno ammirando questo busto reliquiario e che ci fa dire: sant’Agata, quanto sei bella! Aiutaci a farci rendere belli dall’amore e dalla misericordia di Dio.

Gaetano Zito

 

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