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La festa di Sant'Agata

   
 

La devozione dalle antiche radici

3 Febbraio

La lunga ed intensa fase di celebrazioni e manifestazioni preparatorie per tutto il mese di gennaio della grande festa annuale di S. Agata, vergine e martire, non alterano l’intensità dell’entusiasmo popolare durante i tradizionali e attesi tre giorni del festino invernale, Pasqua e gloria di Catania. Nel dies natalis del suo transito al cielo la Città e l’Arcidiocesi di Catania esultano e ringraziano il Signore per avere come celeste patrona principale la megalomartire della Chiesa indivisa, vittima delle persecuzioni anticristiane del tardo impero romano.

La tridua festa inizia la mattina del 3 febbraio con un incessante e gioioso bagno di folla alla Pescheria e in piazza Duomo dove le candelore, ancora curate dalle commissioni delle rispettive categorie, festeggiano, come si usa fare secondo la nostra tradizione, la loro partecipazione alle manifestazioni agatine di sicuro effetto folkloristico e spettacolare.

Il tripudio di spari, musiche, scampanii lungo via Etnea cessa non appena tuonano i colpi a cannone di mezzogiorno. Inizia la solenne processione liturgica -momento ecclesiale e civico di grande rilevanza sociale, storica e culturale per l’offerta della cera a S. Agata, la celebre Luminaria che ricorda il trionfale ritorno delle reliquie della Patrona da Costantinopoli per Porta Aci al Duomo.

Una marea di popolo partecipa a tale imponente e fastosa processione, che unisce tutti i catanesi in un corale atto di devozione verso la venerata concittadina. Clero secolare e regolare, religiose, seminaristi, ordini cavallereschi, associazioni e movimenti laicali, confraternite, parrocchie, istituzioni civili e militari, tutte le espressioni della vita economica e culturale della città sfilano in forma solenne e ufficiale per rendere omaggio alla comune antica Protettrice e Liberatrice della Patria.

Parte integrante del sacro corteo, le 12 candelore votive e le due berline del Senato catanese.

Nella cattedrale intitolata nel 1094 alla protomartire durante la dolorosa assenza delle sue preziose reliquie si alza maestoso l’inno di ringraziamento al Signore per la protezione sulla città, per i meriti del martirio di Agata.

Un secondo momento di felice aggregazione, che annulla ogni distinzione sociale, si rinnova la sera in piazza Duomo al canto de “Lo jonico mare” , sulle note struggenti d’inizio Ottocento dedicate al ricordo di coloro che perirono nel terremoto del 1693 e all’intercessione potente della Patrona contro le calamità naturali. Lo sparo di fuochi scenografico-musicali “sveglia” la santa che attende di esser prelevata dal suo sicuro sacello, che ha resistito anche ai pericoli della II guerra mondiale, per tornare a sorridere ai suoi fedeli concittadini, benedicendoli e visitandoli nelle loro strade.

Così trascorre velocemente la cortissima notte che precede l’uscita delle reliquie della martire.

 

4 Febbraio

La partecipazione, all’alba del 4 febbraio, di una enorme folla di devoti alla Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, alla presenza del prezioso busto reliquiario di S. Agata, costituisce un momento irripetibile di fede e di condivisione di comuni valori religiosi ancora rintracciabili nell’anima di un popolo alimentato dalla devozione verso l’amata Patrona. In conclusione avviene la benedizione da parte dell’Arcivescovo delle corone del rosario per la preghiera tra i portatori del fercolo, curata dagli Amici del Rosario.

Così inizia il giro esterno del fercolo al quale dà il via il delegato arcivescovile della cattedrale con il primo dei messaggi ai concittadini. Migliaia di devoti col sacco bianco iniziano a tirare l’argentea vara che reca i reliquiari adorni di fiori e di ceri. Il giro esterno lungo l’antico tracciato perimetrale delle mura urbiche è contraddistinto da tappe assai significative per la storia del culto agatino e della stessa città. In via Dusmet la fontanella della traslazione di S. Agata, l’edicola votiva della Madonna della Lettera con S. Agata.

Segue la sosta davanti alla chiesetta del Salvatore e di Sant’Agata alla Marina per un momento di preghiera con  i marinai della Capitaneriadi Porto, i portuali e i  pescatori della Civita. Si rinnova l’omaggio del Convitto Cutelli, una delle più prestigiose istituzioni educative della Sicilia, seguito dall’incontro con i diversamente abili in piazza dei Martiri (della Libertà) dove svetta sulla colonna romana la statua votiva di S. Agata liberatrice dalla peste di Messina del 1743, non lontana dall’altro simulacro posto sulla facciata della chiesa SS. Crocifisso della Buona Morte, in segno di grazia ricevuta dopo lo sconvolgente terremoto calabro-siculo del 1908.

L’itinerario agatino percorre strade il cui nome rievoca atti legati alla libertà e all’indipendenza del nostro popolo: via Sei Aprile 1849, corso Martiri della Libertà, viale della Libertà. Il fercolo ovunque è accolto con affetto e tante dimostrazioni di pietà popolare sino alla tappa catechetica di piazza Jolanda, con una riflessione dettata da un sacerdote che sale appositamente sul fercolo. La via Umberto è percorsa dalla vara nelle ore meridiane tra due ali di folla commossa e in preghiera; anche davanti alla parrocchiale SS. Crocifisso dei Miracoli un momento d’incensazione e di preghiera guidato dal parroco.

L’ingresso alla Fiera è preceduto dalla popolare rappresentazione del martirio da parte dei bambini del santuario del Carmine e della chiesa dei Padri Gesuiti; all’arrivo delle reliquie un momento di riflessione curato dal parroco della basilica con la quale inizia la peregrinatio del fercolo sui luoghi che la tradizione indica come quelli della sepoltura e del martirio di S. Agata: SS. Annunziata, S. Gaetano alle Grotte, Porta Aci con il tradizionale e importante messaggio dell’Arcivescovo alla città.

Seguono le chiese votive agatine della Fornace, del Carcere e la Vetere, con la celebrazione dei primi vespri presieduti dal vicario foraneo. A sera inoltrata il giro imbocca via Plebiscito, già del Glorioso Giro della Vittoria di S. Agata ottenuta sull’eruzione del 1669.

L’attraversamento di rioni popolari diventa luogo di memoria collettiva e di nuova aggregazione comunitaria curata dai Cappuccini di via S. M. della Catena. Nel cuore della notte la vara, preceduta dall’incedere luminoso e variopinto delle 12 candelore delle categorie, è attesa con trepidazione da tanto popolo fedele e devoto di San Berillo Nuovo-San Leone e del Fortino, allietato dai celebri fuochi di piazza Palestro. Le ultime ore antelucane trovano sveglio il popolo di S. Cristoforo che si riversa su via Plebiscito con i bambini imbacuccati con le coperte per mandare un amorevole e familiare bacio a S. Agata che s’avvia a rientrare in Cattedrale già alle prime luci dell’alba, attraverso la seconda calata della Marina, dagli archi della Pescheria e da Porta Uzeda dalla quale era uscita ai primi raggi del sole 24 ore prima.

 

5 Febbraio

È già giorno pieno, nell’anniversario del martirio della Patrona, quando le reliquie rientrano in Duomo per attendere la celebrazione del Solenne Pontificale presieduto dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Roma, invitato a rendere memorabile la festa in onore della prima martire della Sicilia. L’episcopato siculo fa corona al porporato che all’omelìa rievoca il significato del sacrificio di Agata davanti ad una folla di autorità e di devoti che affollano l’austera basilica Cattedrale resa celebre dal suo nome dolcissimo.

L’incessante pellegrinaggio popolare si trasforma in apoteosi, nel pomeriggio, all’intronizzazione dei preziosi reliquiari sull’argenteo fercolo. Una marea di fuoco tinteggia di fiamme la lunga via Etnea ove avanzano le luminose e danzanti candelore e migliaia di devoti con i pesanti torcioni votivi, accesi e gocciolanti. Alcuni punti caratteristici segnano il lentissimo avanzare della vara: il primo squillo di campanello agitato dal Sindaco che offre un omaggio floreale, seguito più avanti  dai gruppi di preghiera della Collegiata  che intonano anche canti tradizionali agatini, dalle autorità provinciali e dal Presidente della Regione dalle rispettive sedi di rappresentanza. I cerei e la vara raggiungono il Borgo per l’affollatissima via Caronda con punti di preghiera davanti alla parrocchiale S. Maria della Mercede e all’Istituto Maria Ausiliatrice.

Allo sparare dei magnifici fuochi del Borgo s’avverte triste e struggente il tintinnio delle grate della casa circondariale di piazza Lanza, da dove i reclusi gridano a squarciagola “viva S. Agata!”.

La lenta discesa per i Quattro Canti fa convogliare nella salita di San Giuliano tanti giovani devoti, stanchi ma non paghi della festa perché attendono di trainare la vara fino a via Crociferi per ascoltare, in religioso silenzio, il canto dell’antifona “Stans Beata Agatha” da parte delle monache benedettine dell’Adorazione Perpetua del SS. Sacramento.

Quando già da ore i ceri sono rientrati in Cattedrale, la vara compie gli ultimi atti prima di arrivare festosamente in Duomo accolta dalle suppliche di tanti devoti piangenti, ma contenti d’aver onorato con tutto il cuore la santa sorella martire concittadina.

Antonino Blandini

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