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Le Chiese del Martirio di Agata

   
Le tre Chiese agatine del supplizio della Martire catanese

Chiesa del Santo Carcere

Nel mese di gennaio e soprattutto nei primi cinque giorni di febbraio s’infittiscono i pellegrinaggi, in particolare dei devoti catanesi, alle tre chiese votive agatine costruite sui venerabili luoghi del martirio di Sant’Agata, identificati nel vasto sito del pretorio proconsolare romano.

Specialmente la sera della festa del 5 febbraio, dies natalis della santa Patrona concittadina, si rinnova la commovente visita dei catanesi e dei forestieri ai luoghi che videro il processo, le torture, il sacrificio, il drammatico transito della beata Agata: il centro di quest’antica tradizione si identifica spontaneamente nell’attuale chiesa (risalente al 1760) del Santo Carcere, dove fu ristretta la verginella catanese ed eretta canonicamente in santuario diocesano 16 anni fa, in occasione dell’Anno Santo Giubilare dell’Incarnazione.

 

Il tetro “carcere inferiore” dove fu custodita tra atroci tormenti la martire fu parzialmente abbattuto per la costruzione del bastione cinquecentesco addossato al primo luogo di culto sorto sulla buia cella dove la martire spirò il mercoledì 5 febbraio 251. Ecco perchè perdura la pia pratica agatina dei pellegrinaggi nei primi mercoledì del mese che per secoli si sono tenuti nella chiesa del Carcere. Agata, infatti, fu condannata a morte in un’udienza “mercuriale”.

Nel sec. XV la famiglia Guerriera costruì, sui ruderi del carcere, una cappella con ingresso da sud e che in seguito fu ceduta alla confraternita “San Pietro e Sant’Agata al carcere”. Il portale, che dal 1260 si trovava sull’ingresso principale del Duomo normanno-svevo, vi fu sistemato dal Vaccarini nel 1762. La finestrella sul lato nord del baluardo non c’era al tempo della carcerazione di S. Agata: l’apertura e` sormontata da un bassorilievo raffigurante S. Pietro che appare a S. Agata. Sul prospetto c’è un cartiglio accanto ad un bassorilievo della martire che, parafrasando la Passio, ricorda che la giovane Agata si recò in quella terrificante prigione come se andasse a nozze.

Il santuario è affidato alle cure pastorali del canonista don Carmelo Asero che zela il decoro di questo sacro antico Tempio che si offre “come cornice insostituibile di una tradizione che si rinnova immutata negli anni e si conferma simbolo indiscusso della città”.

 

Chiesa Sant'Agata la Vetere

I pellegrini affollano anche la chiesa primaziale S. Agata la Vetere, già cattedrale di rito latino e di ubbidienza romana e sede dell’abbazia benedettina di S. Agata con abate il vescovo bretone Ansgerio, benedettino di S. Eufemia.

Il primo luogo di culto sotto forma di sacrario e di edicola potrebbe risalire al 264, al tempo del vescovo Sant’Everio, il fondatore di Santa Maria di Betlem, e sarebbe stata fondata sulle rovine del Pretorio. Il venerabile tempio agatino custodisce il primo sepolcro della martire, il sito dello strappo delle mammelle, l’aula delle udienze del tribunale. Il vescovo San Severino avrebbe fatto costruire una chiesa ultimata nel 436. Il vescovo San Leone II il Taumaturgo fece ricostruire la Vetere in forma basilicale nel 778, data trascritta in caratteri greci sul soffitto.

Nel 1130 vi erano due cappelle dedicate a San Berillo e a San Pietro. Nel 1366 il vescovo Marziale vi fondò un priorato benedettino poi trasformato in convento dei minori osservanti. Vi si conserva lo scrigno reliquiario dopo il ritorno delle reliquie nel 1126 da Costantinopoli.

Rettore infaticabile è il sac. Ugo Aresco, promotore di scavi archeologici e dell’edizione di opere librarie  concernenti i lavori di scavo alla ricerca delle origini architettoniche della grande chiesa agatina dove, ogni anno, nel tardo pomeriggio del 4 febbraio, entra il fercolo delle reliquie di S. Agata per il canto dei primi vespri.

 

Chiesa alla Fornace

La terza chiesa visitata con molta devozione dai fedeli, alla ricerca delle memorie di S. Agata, si chiama  San Biagio in Sant’Agata alla Fornace e custodisce il sito del supplizio dei carboni ardenti (la fornace dove sarebbe stata tormentata la martire), che è  stata la causa ultima della morteviolenta della martire.

Un grande affresco di Giuseppe Barone (1938) raffigura il martirio del fuoco dal quale la verginella uscì agonizzante.

La calcara doveva trovarsi all’aperto; in un periodo imprecisato vi fu costruita un’edicola votiva, nella parte ovest dell’anfiteatro. Nel 1602 divenne la sede della confraternita dei cocchieri.

Dopo il terremoto la Carcarella funzionò da cattedrale di  fatto e fu filiale curata. Nel 1711 vi fu istituita la congregazione dei preti secolari di Maria Santissima dei Sette Dolori e un busto in pietra dell’Addolorata adorna la facciata su piazza Stesicoro; sull’attico s’affacciano le statue dei santi Biagio, Agata ed Andrea. Al biblista mons. Leone Calambrogio è affidata la cura di questo sacro sito dal quale, da alcuni secoli, inizia la grande processione della Luminaria del 3 febbraio per il solenne rito religioso-civico dell’offerta della cera alla Patrona.

A.B.

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