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In Piazza S. Pietro centomila ragazzi dell'ACI

Il Papa maestro nella scuola dell'amore

 

Benedetto XVI, il Papa delle encicliche "Deus Caritas est" e "Caritas in veritate", teologo dell'amore, non perde mai l'occasione per proporre un nuovo modo di amare.

Incontrando i ragazzi dell'Azione Cattolica italiana ha raccomandato come un buon Papà dal cuore grande, anche se non manifesta con gesti appariscenti che "diventare grandi significa trasformare la propria vita in "un dono agli altri", diventare capaci del vero amore, che non va ridotto a "merce di scambio".

Centomila ragazzi e giovanissimi dell'Azione cattolica italiana accolti in piazza San Pietro dal Card. Bagnasco come "amici di Gesù", per manifestare al Santo Padre il loro affetto, sono stati l'epifania della bella gioventù, capace di guardare oltre, chiamata anche ad essere lievito e testimonianza dei valori.

Il mondo degli adulti ha il dovere di esservi di esempio e di dirvi parole vere e alte, - ha sottolineato il presidente della CEI -, ma voi aiutateci ad essere educatori credibili ed efficaci: incalzateci con le vostre domande, siate pronti e generosi nel giocare voi stessi. Si tratta della vostra vita!".

Il Papa nel rispondere alle domande dei giovani e degli educatori dell'Azione Cattolica, partendo dal tema dell'incontro "C'è di più. Diventiamo grandi insieme" ha affrontato i temi forti dell'amore, dell'educazione e della testimonianza evangelica nella vita quotidiana.

Spiegando all'inizio cosa significhi "crescere" il Pontefice si è abbandonato ad alcuni ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza: "Io, quando sono stato ragazzo, alla vostra età, nella mia classe ero uno dei più piccoli, e tanto più ho avuto il desiderio di essere un giorno molto grande; e non solo grande di misura, ma volevo fare qualcosa di grande, di più nella mia vita, anche se non conoscevo questa parola 'c'è di più'".

"Volevo - ha proseguito il Papa - qualcosa di più di quello che mi presentava la società e la mentalità del tempo. Volevo respirare aria pura, soprattutto desideravo un mondo bello e buono".

Oggi è fondamentale imparare ad amare, amare veramente, imparare l'arte del vero amore! Ed il Papa "maestro" spiega: nell'adolescenza ci si ferma davanti allo specchio e ci si accorge che si sta cambiando. Ma fino a quando si continua a guardare se stessi, non si diventa mai grandi! Diventate grandi quando non permettete più allo specchio di essere l'unica verità di voi stessi, ma quando la lasciate dire a quelli che vi sono amici. Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri, non di cercare se stessi, ma di dare se stessi agli altri: questa è la scuola dell'amore.

La saggezza del Papa diventa esperienza di vita quando afferma: ho capito sempre di più che il mondo diventa bello e diventa buono se si conosce questa volontà di Dio e se il mondo è in corrispondenza con questa volontà di Dio, che è la vera luce, la bellezza, l'amore che dà senso al mondo.

Da qui il Santo Padre è poi passato a spiegare che diventare grandi significa "amare tanto Gesù, ascoltarlo e parlare con Lui nella preghiera, incontrarlo nei Sacramenti, nella Santa Messa" ed ha ribadito che "amore di Dio" è sempre "amore degli amici", soprattutto per coloro "che soffrono e sono soli, le persone in difficoltà".

L'amore non si chiude nello scrigno del cuore, si apre nella generosità del dono verso gli altri, specie verso chi soffre e... da cristiani verso coloro che ci fanno del male.

A questo proposito, mettendo in guardia i giovani sui falsi valori veicolati dalla società, il Papa ha quindi detto: "voi non potete e non dovete adattarvi ad un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e di purezza. Questa non è libertà".

"Molto 'amore' proposto dai media, in internet, non è amore, ma è egoismo, chiusura, vi dà l'illusione di un momento, ma non vi rende felici, non vi fa grandi, ma vi lega come una catena che soffoca i pensieri e i sentimenti più belli, gli slanci veri del cuore, quella forza insopprimibile che è l'amore e che trova in Gesù la sua massima espressione e nello Spirito Santo la forza e il fuoco che incendia le vostre vite, i vostri pensieri, i vostri affetti".

Benedetto XV ha invitato i giovani dell'Azione cattolica a non avere paura della fatica di un amore impegnativo e autentico, poiché esso è "l'unico che dà in fin dei conti la vera gioia!".

Essere educatori, ha continuato, "significa offrire ragioni e traguardi per il cammino della vita, offrire la bellezza della persona di Gesù e far innamorare di Lui, del suo stile di vita, della sua libertà, del suo grande amore pieno di fiducia in Dio Padre".

Nella pedagogia della relazione educativa la regola "saper guardare tutti ed osservare ciascuno" risponde ad una prassi e ad uno stile che, solo se alimentato da un grande amore, si può mettere in atto.

"Coinvolgere tutti per il bene dei più giovani" è il messaggio di Benedetto XVI che ha eco al detto di Don Bosco: "Basta che siate giovani perché io vi ami" e l'amore dell'educatore si manifesta nel cercare il miglior bene dei ragazzi.

La pedagogia dell'amore, definito come un dono, implica la necessità di donare non cose, oggetti, regali, ma un vero "donarsi", donare come Gesù la propria vita per gli altri.

Giuseppe Adernò

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